PPWR: quello che le aziende fashion devono fare oggi, e non attendere oltre

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PPWR: quello che le aziende fashion devono fare oggi, e non attendere oltre
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Una guida operativa ai nuovi obblighi sul packaging e perché chi aspetta rischierà di più

Per un brand fashion il packaging non è mai stato solo una scatola: come ha scritto di recente la giornalista di moda Marina Savarese:

"il packaging non è solo un mezzo per proteggere il prodotto, ma anche un veicolo per comunicare valore, identità e posizionamento del marchio"
(L'Indipendente, 25 agosto 2026). 

Da qualche settimana, però, è anche qualcosa che va documentato per legge: il PPWR chiede di dimostrare, materiale per materiale, cosa c'è dentro ogni imballaggio, quanto pesa, quanto contenuto riciclato porta e se ci sono tracce di PFAS. In questo articolo troverai una guida pratica su cosa raccogliere, in quale formato, chi coinvolgere lungo la filiera e perché conviene fare questa operazione adesso piuttosto che di corsa più avanti.

Un regolamento che ormai fa parte del presente

Il Regolamento (UE) 2025/40, noto come PPWR, è in vigore dal febbraio 2025 e si applica ormai pienamente in tutti gli Stati membri. Sostituisce una vecchia direttiva, senza bisogno di recepimento nazionale: le regole sono le stesse ovunque in Europa. Tra i primi obblighi già scattati ci sono le restrizioni su PFAS e altre sostanze, la dichiarazione di conformità e la registrazione ai fini della responsabilità estesa del produttore. 

Non è più qualcosa da tenere d'occhio per il futuro: è già parte delle regole del gioco.

Perchè conviene muoversi ora: qualche numero

Ogni Stato membro dovrà fissare le proprie sanzioni entro febbraio 2027, ma le prime stime circolate in Italia danno già l'idea della posta in gioco: nei casi più gravi, si parla di multe fino a 10 milioni di euro (analisi TreeBlock, ripresa da Affaritaliani). Anche per una piccola o media impresa il rischio concreto è più contenuto ma tutt'altro che trascurabile: secondo un'analisi di Confapi, la mancata conformità può portare a sanzioni fino a 100.000 euro e al blocco commerciale dell'intero lotto non conforme. 

A fronte di questo, il costo di mettersi in regola per tempo resta invece gestibile: prepararsi oggi costa una frazione di quanto si rischia domani.

C'è anche un vantaggio meno immediato, ma altrettanto reale. Chi costruisce fin d'ora una base dati affidabile lungo la filiera riduce i tempi delle verifiche e affronta ogni nuovo obbligo (PPWR, DPP, normative future) senza dover ripartire da zero ogni volta; chi rincorre l'adempimento all'ultimo momento si trova invece a ricostruire tutto sotto pressione, con margini di errore più alti. 

Per un brand fashion questo si traduce anche in un argomento in più nella relazione con clienti e partner internazionali, sempre più attenti a chi può dimostrare, dati alla mano, da dove arrivano i propri materiali.

COSA RACCOGLIERE DA SUBITO:

  • Composizione dei materiali per ogni tipologia di imballaggio, con scheda tecnica verificabile del fornitore
  • Peso e volume dell'imballaggio, per dimostrare il criterio di minimizzazione
  • Percentuale di contenuto riciclato dichiarata e documentata
  • Presenza/assenza di PFAS e altre sostanze soggette a restrizione
  • Data di raccolta e fonte tracciabile per ogni dato (non basta averlo, va dimostrato quando e da chi è stato ottenuto)

Da dove nasce il ritardo e come recuperarlo

Nella maggior parte dei casi non è una questione di buona volontà, ma di organizzazione: le informazioni che servono per il PPWR sono già in azienda, ma sparse tra fornitori, ufficio acquisti e compliance, reparti che raramente si parlano tra loro. Il rischio è perdere dati o rileggerli più volte invece di strutturarli in modo univoco per tutta la filiera; un tema su cui, come REMIRA, ci confrontiamo spesso con i nostri clienti, e su cui abbiamo raccolto qualche riflessione in più.

Mentre il sistema moda italiano si prepara alla Milano Fashion Week, una parte importante della trasformazione del settore si gioca in realtà lontano dalle passerelle: nella capacità, tutta interna, di mettere ordine nei dati che finora si davano per scontati.

Dal packaging al prodotto: il passo successivo

Il PPWR è solo il primo capitolo. Con il Regolamento ESPR (luglio 2024), l'Europa ha aperto la strada al Digital Product Passport, un'identità digitale che accompagnerà ogni prodotto, tessile e abbigliamento compresi.

Se ne è parlato molto anche fuori dai confini italiani: la testata di settore statunitense NRF lo ha descritto come “a new standard for transparency, circular revenue and, most importantly, consumer trust”.

Agenda Digitale osserva che questo passaporto nasce come obbligo informativo, ma ha il potenziale per diventare una vera infrastruttura di identità del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita.

La buona notizia è che chi avrà già messo ordine nei dati per il PPWR partirà avvantaggiato: sono in parte le stesse informazioni, solo con un perimetro più ampio. Ne scriviamo con un taglio pratico per il fashion in questo articolo del blog.

Dal PPWR al DPP: continua ad approfondire

Il tema dei dati di prodotto non si ferma al packaging. Nei prossimi mesi continueremo ad approfondire gli sviluppi normativi e le implicazioni concrete per le aziende fashion, con contenuti e appuntamenti dedicati.

Approfondisci il Digital Product Passport

Il 1° ottobre, insieme a Prosperah, parleremo di come passare dai dati ambientali e LCA alla costruzione del prodotto digitale nel webinar:

“Digital Product Passport: dai dati LCA al prodotto digitale”

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