Le tendenze che ridefiniranno commercio e supply chain nel 2026

Versione audio
Le tendenze che ridefiniranno commercio e supply chain nel 2026
6:11

Perché il 2026 non sarà un altro anno di transizione, ma un punto di svolta

Con l’inizio di ogni nuovo anno si parla di cambiamento. Nel commercio e nella supply chain, però, il ritmo degli ultimi anni ha reso evidente una cosa: ciò che funzionava anche solo tre anni fa oggi non è più sufficiente.

Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano e Netcomm, nel 2025 il valore dell’eCommerce B2C in Italia ha superato i 62 miliardi di euro, con oltre 35 milioni di consumatori online. Non si tratta più di un canale “alternativo”, ma di una componente strutturale del business.

Tecnologia, contesto geopolitico e aspettative dei consumatori stanno evolvendo insieme, e lo stanno facendo più velocemente delle strutture organizzative di molte aziende. Il 2026 non si preannuncia come un anno di sperimentazione, ma come il momento in cui alcune scelte diventeranno obbligate.

L’intelligenza artificiale entra nella quotidianità operativa

Nel 2026 l’intelligenza artificiale non sarà più confinata a progetti pilota o proof of concept. Le aziende la utilizzeranno sempre più spesso per ridurre i costi delle attività ad alta intensità operativa e accelerare decisioni che oggi richiedono interventi manuali.

Secondo analisi di Forbes e del National Retail Federation, l’AI sarà sempre più applicata alla gestione delle eccezioni, al rilevamento automatico delle anomalie e al supporto decisionale in tempo reale lungo la supply chain. Questo porterà a sistemi più resilienti, capaci di reagire rapidamente a ritardi, rotture di stock o variazioni improvvise della domanda.

Allo stesso tempo, il 2026 segnerà un cambio di mentalità nel settore: dopo anni di entusiasmo, molte organizzazioni riconosceranno che senza dati puliti, strutturati e affidabili, l’AI non genera valore reale. La modernizzazione dei sistemi e la qualità del dato diventeranno prerequisiti, non opzioni.

La supply chain diventa una leva strategica

Negli ultimi anni la supply chain è uscita definitivamente dall’ombra. Le crisi globali hanno dimostrato che non è solo una funzione operativa, ma una leva diretta su continuità del business, servizio al cliente e redditività dei prodotti.

Nel 2026 vedremo un’ulteriore evoluzione: pianificazione avanzata, visibilità end-to-end e capacità di simulazione diventeranno strumenti centrali per prendere decisioni meno reattive e più anticipate. Le aziende che riusciranno a collegare in modo coerente domanda, stock e capacità operative saranno anche quelle più capaci di adattarsi a contesti instabili. 

Unified commerce: da vantaggio competitivo a requisito minimo

Il consumatore è ormai omnicanale per definizione. Si aspetta di poter acquistare ovunque, ricevere secondo le proprie preferenze e gestire i resi senza frizioni.

Secondo i dati Netcomm, oltre il 60% dei consumatori utilizza più canali durante il percorso d’acquisto. Nel 2026, l’unified commerce non sarà più una best practice, ma una condizione necessaria.

Questo significa orchestrare inventario, ordini e fulfillment in tempo reale, indipendentemente dal canale di origine. L’azienda che non riuscirà a garantire questa continuità rischieranno inefficienze operative e un’esperienza cliente incoerente, con impatti diretti su costi e fidelizzazione.

Retail fisico: meno metri quadri, più integrazione

Il negozio fisico non scomparirà, ma cambierà ruolo. Sempre più spesso diventerà un nodo della supply chain, non solo un punto vendita.

Entro la fine del 2026, secondo le analisi di Forbes e NRF, molte realtà adotteranno piattaforme POS mobile-first, integrate con stock e fulfillment in tempo reale. Questo consentirà di gestire spedizioni dal negozio, ritiro differito, consegne rapide e resi omnicanale, collegando efficacemente il negozio alla produzione.

Il valore non sarà più nella quantità di store, ma nella capacità di integrarli efficacemente all’interno dell’ecosistema omnicanale, evitando quella che Business of Fashion definisce la brick-and-mortar trap: punti vendita costosi, poco performanti e scollegati dal resto del sistema.

B2B e B2C: decisioni sempre più data-driven

Nel B2B, il cosiddetto moment of truth — il momento in cui il cliente è pronto a ordinare — sarà sempre più guidato da sistemi intelligenti. Allocazione degli ordini, sourcing e disponibilità diventeranno dinamici, con l’obiettivo di massimizzare servizio e marginalità per i clienti.

Nel B2C, personalizzazione e velocità continueranno a essere fattori determinanti. Il social commerce e il conversational commerce stanno già crescendo rapidamente: TikTok Shop registra in media oltre 6.000 sessioni di live shopping al giorno, e sempre più retailer stanno sperimentando questi modelli anche in Europa.

Guardare al 2026 con un approccio concreto

Il 2026 non premierà chi rincorre ogni nuova tecnologia, ma chi saprà fare scelte coerenti e basate sui dati. AI, unified commerce e integrazione dei processi non sono trend isolati, ma parti di un unico disegno.

Le aziende che iniziano oggi a lavorare su qualità del dato, pianificazione e integrazione end-to-end saranno quelle in grado non solo di reagire al cambiamento, ma di guidarla.

Dalla teoria alla pratica

Tradurre questi trend in risultati concreti richiede molto più che nuove tecnologie. Serve una base dati solida, una pianificazione integrata e la capacità di collegare domanda, stock e operazioni in modo coerente lungo tutta la supply chain.

È su questo terreno che REMIRA lavora ogni giorno: aiutando retailer e aziende B2B a trasformare complessità operative in decisioni guidate dai dati, con soluzioni che supportano pianificazione, visibilità e unified commerce. Perché affrontare il 2026 non significa inseguire il cambiamento, ma costruire oggi le condizioni per governarlo.