Per anni le aziende hanno affrontato la sostenibilità come una serie di progetti paralleli. Il packaging era un tema per l'ufficio acquisti. La reportistica ESG era responsabilità del dipartimento sostenibilità. La gestione dei fornitori riguardava la supply chain. La conformità normativa era questione del legale.
Ogni progetto aveva i propri obiettivi, i propri referenti, i propri strumenti. E spesso i propri dati, conservati in cartelle separate, in sistemi che non si parlavano.
Questo modello non è più praticabile. E non lo è per una ragione molto concreta: il PPWR, il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che entra in applicazione il 12 agosto 2026, non può essere rispettato con un progetto di packaging isolato. Richiede dati integrati su prodotti, materiali e fornitori che attraversano tutta l'organizzazione. E si inserisce in un quadro normativo più ampio: Digital product passport, ESG , CSDDD che spingono tutti nella stessa direzione.
Il Regolamento UE 2025/40, noto come PPWR, Packaging and Packaging Waste Regulation, è entrato in vigore l'11 febbraio 2025 e si applica in via generale dal 12 agosto 2026. Sostituisce la precedente Direttiva 94/62/CE e, a differenza di una direttiva, si applica direttamente in tutti i 27 Paesi dell'Unione Europea senza necessità di recepimento nazionale. Regole uniformi, stessa data, nessuna variante locale.
Riguarda tutti gli imballaggi immessi sul mercato UE, indipendentemente dal materiale (plastica, carta, vetro, metallo, legno) e dal contesto d'uso: industriale, retail, e-commerce, logistica.
Dal 12 agosto 2026 scattano i primi obblighi vincolanti:
Restrizioni sulla presenza di sostanze pericolose negli imballaggi, con particolare riferimento a PFAS e metalli pesanti
Obbligo di documentazione tecnica per ogni tipologia di imballaggio
Dichiarazione di Conformità UE che gli operatori devono predisporre e rendere disponibile
Etichettatura armonizzata su riciclabilità e materiali
Un aspetto spesso sottovalutato: la responsabilità non ricade solo sul produttore dell'imballaggio. Ricade su tutti gli operatori economici che rendono disponibili imballaggi o prodotti imballati sul mercato: inclusi importatori, distributori e operatori e-commerce. Chi vende un prodotto imballato nel mercato UE è parte del sistema, anche se non produce l'imballaggio.
A una prima lettura il PPWR potrebbe sembrare una normativa dedicata esclusivamente agli uffici acquisti o ai team di packaging design. In realtà il suo impatto è molto più profondo e coinvolge funzioni aziendali che tradizionalmente non si occupano di imballaggi.
Per rispettare gli obblighi del PPWR le aziende devono:
Conoscere la composizione chimica degli imballaggi utilizzati, inclusa la presenza di PFAS e metalli pesanti nei materiali forniti da terzi
Raccogliere e conservare documentazione tecnica verificabile su ogni tipologia di packaging
Coordinarsi con i propri fornitori di imballaggi per ottenere le informazioni necessarie alla Dichiarazione di Conformità
Gestire l'etichettatura in modo aggiornato e coerente con i requisiti armonizzati europei
Monitorare le scadenze progressive fino al 2040 e adeguare prodotti e processi nel tempo
Queste attività non si risolvono cambiando un'etichetta o sostituendo un materiale. Richiedono un flusso strutturato di informazioni tra l'azienda, i propri fornitori di packaging e i sistemi interni che gestiscono i dati di prodotto. In molte organizzazioni questo flusso oggi non esiste in forma strutturata.
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Il problema concreto Dati sulla composizione degli imballaggi, certificazioni dei fornitori, documentazione tecnica e informazioni sui materiali sono spesso distribuiti tra sistemi diversi, file Excel, PDF scambiati via email e piattaforme non integrate. Ogni nuova richiesta normativa obbliga a ricostruire informazioni che in teoria esistono già, ma che non sono facilmente accessibili o verificabili in tempo utile. |
Il PPWR non è una normativa isolata. Si inserisce in un quadro regolatorio europeo che negli ultimi anni ha prodotto una serie di obblighi convergenti: il Digital Product Passport, le normative ESG con la CSRD, la Corporate Sustainability Due Diligence Directive.
Se si osservano queste normative insieme emerge un elemento comune che vale la pena nominare con chiarezza:
Il PPWR richiede trasparenza documentata sulla composizione degli imballaggi e sui materiali utilizzati
Il Digital Product Passport richiede di raccogliere e condividere informazioni verificabili sul prodotto e sul suo ciclo di vita
La CSRD chiede di misurare e rendicontare impatti ambientali e sociali con dati tracciabili e auditabili
La CSDDD impone di identificare e gestire i rischi lungo tutta la filiera, documentando le azioni intraprese
Normative diverse, un'unica richiesta: disporre di dati affidabili, aggiornati e verificabili su prodotti, materiali, fornitori e processi. L'Europa non sta semplicemente chiedendo alle aziende di essere più sostenibili. Sta chiedendo loro di poterlo dimostrare, attraverso evidenze concrete che reggano a un controllo esterno.
Per le aziende che operano nel settore moda questo quadro è particolarmente rilevante: il DPP per il tessile è già in fase di implementazione, la CSDDD ha già prodotto i suoi effetti nel sistema giudiziario italiano, e il PPWR arriva ad aggiungersi su un fronte, quello del packaging, che finora era rimasto relativamente separato dagli altri temi di compliance.
Per molte aziende la sfida principale non sarà comprendere cosa chiede il PPWR. Sarà reperire le informazioni necessarie per rispettarlo nei tempi previsti.
La Dichiarazione di Conformità PPWR deve essere disponibile per ogni tipologia di imballaggio entro il 12 agosto 2026. Per produrla è necessario conoscere la composizione dei materiali, verificare l'assenza di sostanze vietate, raccogliere documentazione tecnica dai fornitori. Se questo processo viene avviato raccogliendo informazioni caso per caso, via email, con tempi di risposta imprevedibili, il rischio di non arrivare pronti alla scadenza è concreto.
Lo stesso problema si ripropone per l'etichettatura armonizzata: se le informazioni sui materiali di imballaggio non sono gestite in modo strutturato e aggiornabile, ogni modifica normativa diventa un progetto manuale che coinvolge più funzioni aziendali e richiede settimane di lavoro.
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Un dato che chiarisce la portata del problema Secondo la Commissione Europea, ogni cittadino europeo produce in media quasi 190 kg di rifiuti da imballaggio all'anno. Il PPWR nasce per affrontare questa dimensione sistemica: non è un aggiornamento tecnico, è una riforma strutturale del modo in cui gli imballaggi vengono progettati, documentati e gestiti lungo tutto il ciclo di vita. |
La trasformazione in corso riguarda in primo luogo il modo in cui le aziende gestiscono e governano le informazioni.
Per anni la sostenibilità è stata raccontata attraverso iniziative, obiettivi dichiarati e impegni pubblici. Oggi deve essere documentata in modo continuo, con dati che possono essere estratti, verificati e condivisi in qualsiasi momento. Ogni dichiarazione ambientale sul packaging, ogni informazione inserita nel Digital Product Passport, ogni dato trasmesso nella reportistica ESG deve poter essere supportato da un'evidenza tracciabile che ne attesti la fonte e la data.
Questo cambia profondamente il profilo di chi deve occuparsi di sostenibilità in azienda. Non è più un tema di comunicazione o di relazioni istituzionali. È un tema di governance dei dati, di integrazione dei sistemi e di collaborazione strutturata con la filiera.
In questo scenario la tecnologia non è semplicemente uno strumento che semplifica attività esistenti. È l'infrastruttura che rende possibile un approccio integrato alla compliance.
Gestire il PPWR in modo strutturato significa avere un sistema che permette di:
Raccogliere e conservare la documentazione tecnica degli imballaggi con data certa e fonte verificabile
Collaborare con i fornitori di packaging su una piattaforma condivisa dove i dati di conformità vengono caricati, validati e aggiornati
Gestire l'etichettatura in modo integrato con le informazioni di prodotto, così che ogni modifica normativa si traduca in un aggiornamento controllato e non in un progetto manuale
Collegare le informazioni sull'imballaggio ai dati di prodotto necessari per il Digital Product Passport
Generare la documentazione di conformità e i report ESG da dati operativi reali, non da stime costruite manualmente
Queste attività non possono essere gestite come progetti separati con strumenti separati. Se i dati sull'imballaggio vivono in un sistema, le informazioni sui fornitori in un altro, la documentazione di conformità in un terzo e la reportistica ESG viene costruita aggregando i precedenti manualmente, il risultato è un sistema fragile, costoso da mantenere e strutturalmente impreparato ad adattarsi ai cambiamenti normativi progressivi che il PPWR prevede fino al 2040.
Il PPWR viene spesso percepito come un nuovo costo da assorbire, una scadenza da rispettare, un adempimento da gestire il prima possibile con il minimo sforzo.
In realtà rappresenta il segnale di un cambiamento più profondo nel modo in cui il mercato valuta le aziende. I grandi committenti internazionali, gli istituti finanziari e gli investitori istituzionali chiedono sempre più spesso evidenze concrete sulla governance della filiera e sulla tracciabilità dei prodotti e degli imballaggi. Non dichiarazioni di intenti ma dati verificabili.
Le aziende che costruiscono oggi una base informativa integrata, dove i dati di prodotto, packaging, filiera e sostenibilità sono connessi e governati in modo coerente, non stanno solo risolvendo un problema di compliance immediata. Stanno costruendo un vantaggio operativo che diventerà sempre più rilevante man mano che le normative si consolideranno e i requisiti del mercato si faranno più stringenti.
La sostenibilità non è più un'iniziativa parallela alle attività aziendali. Sta diventando il modo in cui il prodotto viene progettato, documentato e portato sul mercato. Chi ha costruito l'infrastruttura per gestirla in modo integrato si troverà, nei prossimi anni, in una posizione molto diversa da chi ha continuato a gestirla progetto per progetto, scadenza per scadenza.
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